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venerdì 25 gennaio 2013

I 12 modi per dire Sì


Oggi prendo in prestito un post (del 16 gennaio 2013) dal sito BLESSYOU!
Interessante la varietà di (inimmaginabile, vero?) di cui possiamo disporre... E chissà quante altre Risorse abbiamo e non ne siamo consapevoli!
Buon Fine settimana...

A volte abbiamo bisogno di imparare a dire “No”. Abbiamo bisogno di farlo evitando di offendere l’altra persona e raggiungendo comunque il nostro obiettivo.
Come spiego in Libera la tua vita, dire di “No” ci può tirare fuori dalle situazioni più intricate ed ecco perché è così importante imparare a farlo.
Ma è altrettanto importante imparare a dire “Sì”. Se essere bravi nel dire “No”, può attivare una cintura di sicurezza invisibile, un bel “Sì”, semplice e puntuale, può farci accelerare più di quanto pensiamo. Se il “No” è ciò che ci salva, il “Sì” è ciò che crea. “No” è un difensore, “Sì” è un potenziatore.
E per ogni “No” della nostra vita, dovremmo essere capaci di trovare almeno due “Sì”.
Ecco perchè il nuovo post, ispirato al lavoro di Dragos Rua, è dedicato a 12 modi per dire Sì.
Giochiamo un po’ con l’arte di dire di “Sì”.
1- Lo Voglio!!
Se hai mai chiesto a qualcuno di sposarti (o se ti hanno mai rivolto questa domanda), allora sai cosa intendo: “Lo voglio” è una forma molto interessante di impegno e accettazione totale. Affermi “Lo voglio” con tutta l’aria che hai nei polmoni. Stai quasi urlando, alzi la voce nel tentativo di essere ascoltato. Mi senti? Sono qui! Lo voglio!
2- Facciamolo!
L’approccio pratico per incominciare delle cose insieme. Usi il “facciamolo” quando non vedi l’ora di incominciare, quando hai quasi tutto quello che ti serve, l’unica cosa che manca è appunto il dirlo a voce così alta in modo che l’altra persona ti senta. “Facciamolo” è la risposta definitiva per l’impegno,
É la parte della decisone negli Assi del cambiamento che da vita alla creazione.
3- Sì, perbacco! (con le varianti di Sì cavolo, Si accipicchia ecc)
Piena di entusiasmo e di passione, questa risposta è l’espressione definitiva di libertà, del lasciarsi alle spalle quella vecchia versione di te, e ricominciare da capo. Ogni volta che sentiamo questa risposta sappiamo che sta per succedere qualcosa di nuovo.
4- Io ci sono
Questo è il sì dell’impegno. Se la tua domanda riguarda un qualche piano a lungo termine, ricevere un “Sì” del genere potrebbe essere un buon segno. Dimostra impegno e rigore. Il tranello è che anche l’altra persona sta probabilmente cercando lo stesso rigore ed impegno anche in te, quindi fai attenzione. Sei disposto a darlo?
5- Sono nato per questo
“Aspettavo questa domanda da un pezzo, amico. Ovvio che la mia risposta è sì. Come potrebbe essere diverso da così?” Questo “Sì” ci fa vedere tutto il processo che c’è dietro, la nostra missione, la nostra intenzione più alta.
6- Cosa stiamo aspettando?
La versione del “Sì” della persona impaziente.Se hai fatto il corso “Il potere della comunicazione”, ti sarà facile riconoscerla come una risposta tipica dell’energia di colore rosso.
Questa risposta annulla la domanda in modo definitivo e sposta il focus sull’azione fisica. Se ottieni questo tipo di “Sì” come risposta, vuol dire che la domanda era superflua; dovresti invece darti una mossa ed incominciare a fare le cose.
7- Naturalmente
Educato e freddino. Questo “Sì” va d’accordo con un tè e dei biscottini.  Quando sentiamo questo tipo di “Sì”, aspettiamoci pure di sentire anche un “…ma…”. E in quel caso potrebbe servire una negoziazione
8- Tu guidi, io ti seguo
Qualsiasi “Sì” espresso in questo modo, dimostrerà la più totale fiducia dell’altra parte. È  anche il “Sì” più incerto di tutti perchè lascia a chi guida tutta la responsabilità.
9- Signorsì!
Accettazione di tipo militaresco. Potete rispondere a questo “Sì” con un “Riposo!”. Questo “Sì” ci da l’impulso a continuare la conversazione con frasi brevi, sicure e forti, conosciute anche con il nome di “ordini”. La cosa buffa degli ordini è che tu ti aspetti per lo più che vengano seguiti. Ma non sempre questo accade…
10- Lo stesso mio pensiero
Questo “Sì” è una conferma e una convalida, ed è anche una specie di confessione. Quando lo usiamo è perchè ci fidiamo sul serio dell’altra persona o stiamo cercando di connetterci a livelli più profondi. Che è esattamente quello che succede con questo tipo di “Sì”.
11- Sempre!
Questo oltre ad un sì è una specie di impegno passato, presente e futuro. Se lo ascolti, potrebbe anche non rendersi necessaria la tua domanda successiva. Questo “Sì” è molto spesso l’inizio di una splendida amicizia.
12- Completamente!
È una immersione ed un’accettazione totale, senza riserve. É un sì che ignora il significato del “fare le cose a metà”,  un sì  che ci spinge a fare fino in fondo, fino alla fine.
Qual è il tuo modo preferito di dire di “Sì”? Non è necessario che sia per forza tra questi qui sopra.
Quando dici quel  tipo “Sì”? A chi lo dici? Facci sapere…
Ispirato a Dragos Rua, tradotto da Susanna Eduini, adattato da Lucia Giovannini e Nicola Riva

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Giannicola

giovedì 8 novembre 2012

“DESERVING” AND WEALTH CREATION (Michael Hall - Neuro-Semantics)


Yesterday I wrote down on my facebook group: “Don’t wish for less problems; wish for more skills.” (Jim Rohn) Today I let you read this following post about the Inside-Out Wealth training in Italy...

“I don't deserve this award, but I have arthritis and I don't deserve that either.” (Jack Benny)
                                                
During the Inside-Out Wealth training in Italy last week, someone asked me a question about the idea of ‘deserving’ wealth.
“How did you get to the place where you felt you deserved to charge what you are now charging?  What did you do to feel that you deserved the wealth that you have created?”

Now I have to admit that at that moment, I was taken aback.  I really did not know what to say or how to answer that question.  So in attempting to answer it, I focused on the relativity of ‘deserving.’
“I find it an interesting question given that you’ve asked about ‘deserving’ wealth.  That’s because, after all, deserving is relative.  A few years ago I read that Donald Trump charges $250,000 for a speech.  And after listening to a couple of his speeches, which were good, but not fantastic or exceptionally inspiring, I knew that I could deliver one as good, if not better (e.g., more practical information, more inspiration, more next steps for self-actualizing one’s wealth potentials).  So do I deserve $250,000 per hour in presentations or trainings?”

Then, as a joke and to inject some humor, I turned to Nicola Riva, who was translating my words into Italian, and who had organized the training as part of his and Lucia’s Neuro-Semantic Trainings there.  I turned to him and suggested that he think in terms of $250,000 per hour regarding my fees!

Yet in that response I knew that my answer was still not sufficient.  I knew that there were aspects, implications, and frames about the question and about the word ‘deserve’ that still needed to be addressed.  So later I spent some “jet lagging” time just thinking about that question.  Then after landing in Chicago at O’Hare airport and waiting for my next flight, I began putting together an answer— one that I’ll use from now on.  So here is what I’ll say next time I’m asked about that:
“Actually, I don’t deserve it.  There’s nothing in my life, skills, or knowledge that demands that I can now require a certain amount of money from anyone.  Whatever I get— whatever the market bears is a fortunate opportunity for which I’m very grateful.  That’s because it’s not about deserving, it’s about the exchange of goals and values—and experiencing that exchange with gratitude from a non-demanding perspective.  So while I don’t deserve it, I do appreciate several facts:
1) I live in a cultural context where there’s a market for my knowledge and skills— in psychology, leadership, coaching, real estate, etc.
2) I’m grateful that what I’ve learned, the competencies that I have developed, the products and services that I have created, the experiences that I can now facilitate for people that can call forth the financial value in the cultures in which I live.  If I lived in some other contexts and cultures, there wouldn’t be the demand, need, or the desire.
3) So I am fortune to live at this time, to have found the markets that I have, and over the years to have created the credibility to win the trust of so many.”

The Neuro-Semantics about “Deserve”
All of this raises questions about “deserve.”  “Deserve” is defined as “to be worthy, suitable for some reward.”  And if I am worthy of some reward, if I “merit” it, then I can require it.  I can demand it.  I can expect it and assume it.  And all of this creates a very unuseful spirit in anyone who takes it on— a sense of entitlement.

Yet when it comes to social rewards (e.g., money, recognition, success, etc.), these occur within a systemic context involving numerous factors.  So what determines whether I get rewarded in a certain way is more than the mere fact of my knowledge and skill.  There are many other variables.  Is there a need for my knowledge and skills?  Is there a desire?  Are there many others who are also supplying the same?  How much supply is there?  Have I effectively packaged my products and services so that people can easily see and recognize the benefits?

The problem with “deserve” is that it implies demand and entitlement, yet there is no basis for being able to demand, expect, or require that others value the value that I offer at a certain amount or rate.  In fact, if I operate from a sense of entitlement and demand what I think I’m worth, I’ll probably undermine what I am offering and making it less attractive.  Money, after all, is also a shared social reality that depends on a great many variables— variables influenced by governments, banks, stock markets, supply and demand, information, etc.

“Deserve” also implies that I have it within my power to force or impose my offering on others.  But in fact I don’t have that power.  No one does.  Whatever monies I can call forth is a matter of negotiation with clients and customers within the context of exchange.

“Deserve” also implies that the amount of money, success, recognition, etc. (social rewards) I receive for my services is connected with my sense of self, maybe even with my personal value.  If I received less than I think that “I deserve” and am entitled to, I should feel bad, feel dis-valued.  Talk about a belief/understanding frame that sets a person up and semantically loads these things!

So “deserve” carries lots of implies frames that, as I think about it, strikes me as increasingly unuseful, even toxic.  So the next time I’m asking about “deserving” wealth or success or anything else, I have my answer prepared—
I don’t deserve it.  What I receive is a gift— a gift within a system of exchange that I appreciate and am grateful for.  I don’t deserve it just as no one deserves it. If I receive success in recognition or in finances— it is a privilege, an honor, and a responsibility in a market that I happen to have entered.”

L. Michael Hall, Ph.D.

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Everyone as best as he can...
Have Joy!
Giannicola

lunedì 6 febbraio 2012

POLITICA SENZA DIREZIONE...

Nicola Riva scriveva su una mail della scorsa settimana che l'economista Paul Romer dice che: "Una crisi è una cosa terribile da sprecare", e che Alex Douzet, imprenditore di successo, sostiene che: "Non crei successo in tempi buoni, lo crei in tempi difficili.". Questo l'incipit...


Dopo aver ringraziato pubblicamente Nicola per il sostegno continuo, anche attraverso queste perle di saggezza, veniamo al dunque: "Cummannà è meglio ca' fottere", si dice a Napoli...
Non ce la faccio più, ma davvero, a sentire politici locali nascondersi dietro al dito della mancanza di risorse finanziarie. Anche perché se al Comune mancano, ai partiti non fanno certo difetto! 


Quello che manca, in realtà, è una Strategia. Ci sarebbe pure: il programma elettorale, ma viene barattata con una struttura inutile e dannosa basata sui rapporti di potere e di forza, anziché sul bene dei più e proiettata nel futuro. Ma qualcuno ha detto: "onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero..."
Parole sante!
Quindi: 
1) se non si decide che cosa è importante e cosa no non si può definire una Strategia. Allo stesso modo non ci si riesce se quello che viene definito importante qualche mese prima non lo è più qualche mese dopo... Sempre in virtù della mancanza di una chiara decisione iniziale, non si può tracciare alcuno schema di ordine di priorità sul lavoro.
Tutto questo porta ad iniziare diverse cose, a trovare difficoltà in ognuna, a non finirne nessuna! I cittadini si spazientiscono, gli elettori si pentono, il caos aumenta.
2) Se al punto precedente avvengono certe cose, cosa accade di conseguenza? Che tra i politici (o partiti di appartenenza) la "luna di miele" è già finita (con alleati storici che già si cornificano, dopo pochi mesi). Che ognuno di questi politici ha l'alibi di essere solo (perché tradito o non capito), di non avere risorse economiche adeguate (altrimenti sì che potrebbe dimostrare il suo faraonico valore), di avere troppe cose da fare (lui sì che lavora), ecc... 


Lo scorso anno ho avuto il piacere di conoscere una straordinaria persona che vive a Roseto ma è di Napoli che mi ha insegnato molto sul vivere e sulle organizzazioni e tra le tante cose che conservo, questa è la più indicata al caso: "chiagne e fotte"!!!  


(Leggi anche DI CHE MORTE MORIRA' LA POLITICA?)


Ognuno come può!
Abbi Gioia
Giannicola





lunedì 3 ottobre 2011

Mark Pagel: Come la capacità di parlare ha trasformato l'umanità @ TED

Dal sito TED: Il biologo Mark Pagel descrive una teoria intrigante sul motivo per cui gli esseri umani hanno sviluppato un sistema complesso come il linguaggio. Egli suggerisce che la capacità di parlare è una componente di una "tecnologia sociale" che ha consentito alle prime tribù umane di sfruttare un nuovo potente strumento: la cooperazione.


Leggi il post COLLABORAZIONE POLITICA: CHE SIGNIFICA?


Mark Pagel apre cosí il suo talk: "Ognugno di voi è dotato del tratto più potente, pericolo e sovversivo mai generato dalla selezione naturale. É una tecnologia neurale uditiva che serve a cambiare la mente delle persone. Ovviamente parlo della vostra capacità di parlare perché vi consente di trasferire un pensiero dalla vostra mente direttamente nella mente di un'altra persona e gli altri possono fare lo stesso con voi, senza effettuare alcuna operazione chirurgica. Invece, quando parlate, in realtà state utilizzando una forma di telemetria che non è così diversa dal telecomando che usate per la televisione. La differenza è questa, il telecomando utilizza pulsazioni di luce infrarossa, mentre il linguaggio utilizza pulsazioni discrete di suono. E così come utilizzate il telecomando per cambiare le impostazioni della televisione nel modo che preferite, utilizzate il linguaggio per alterare le impostazioni del cervello di qualcun'altro per perseguire i vostri interessi. I geni parlano attraverso i linguaggi per ottenere ciò che vogliono. Immaginate il senso di meraviglia di un bambino che scopre per la prima volta che, semplicemente emettendo un suono, può ottenere che gli oggetti si spostino nella stanza come per magia, e forse anche verso la sua bocca"



Leggi il post BENEDIZIONE di L. Michael Hall


Leggi il post Charles Leadbeater sull'innovazione @ TED

Ora guarda il video di Mark Pagel @ TED



In ogni caso, ricordati sempre ciò che disse Jean-Luc Godard: “Non è da dove prendi le cose – è dove le porti” (da un post di Nicola Riva Autenticità versus Originalità)


MARK PAGEL homepage

Ognuno come puó!
Abbi Gioia
Giannciola

lunedì 26 settembre 2011

Tre modi per gestire l'imprevisto (HBR Italia)

È inutile provare a predire il futuro. Ciò che invece può tornarvi utile è l'essere pronti a reagire. (sull´essere pronti a reagire ci andrei piano..., ti consiglio di leggere Le tre R: Reagire, Rispondere, Realizzare di Nicola Riva).

Quando l'inaspettato bussa alle vostre porte, dovete essere pronti e fare tre cose:
  • Fermarsi. Se vi sentite sotto pressione nel prendere una decisione, interrompete ciò che state facendo. Concedetevi l'opportunità di concentrarvi e di pensare prima di agire.
  • Valutare tutte le opzioni. Non perdete tempo sperando che le cose andranno in maniera diversa. Pensate al risultato migliore da poter raggiungere nella situazione data, alle informazioni che avete a disposizione e alle risorse disponibili. A questo punto disegnate le varie opzioni.
  • Osare. Basandovi sulle vostre valutazioni, prendete una decisione e mettetela in pratica. Anche se all'inizio non vi sembrerà la soluzione ideale, accettate il fatto che probabilmente è la migliore possibile nelle circostanze date.adizionali del settore. Analizzate le aziende di settori limitrofi intente a risolvere problemi simili a quelli che volete risolvere per i vostri clienti.

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Abbi Gioia
Giannicola

giovedì 28 luglio 2011

NEGOZIAZIONE (con Nicola Riva) - parte 2

Riprendo la conversazione (ideale) con Nicola Riva lasciata in sospeso la settimana scorsa (leggi parte 1).
Prima delle vacanze (domani sará l´ultimo post) ti incoraggio a leggere qualche testo sulla negoziazione, cercare informazioni sul web, ripassare qualche idea lasciata andare, ecc... ne vale sicuramente la pena.
Se ti facessi questa domanda: "Quante cose puoi fare da solo durante la giornata senza negoziarle con altri?", la risposta sarebbe: "pochissime!"


zF) 7 - quanto i valori, di chi negozia, sono importanti per negoziare?
Nicola Riva - Forse ancora più dei valori, che sono un presupposto, sono importanti le regole di soddisfazione dei valori stessi. 
Se entrambi crediamo nel valore “amore” e quello che deve succedere affinchè sentiamo soddisfatto il nostro valore “amore” è per entrambi la presenza di rispetto, ascolto, onestà e dedizione verso l’altro, mi sembra un’ottima base per “negoziare” una relazione personale.


zF) 8 - quali skills sono indispensabili?
N. R. - Direi le 7 skill di base del Meta-Coaching:
sostegno
ascolto
domande di precisione
domande di astrazione sui significati
dare e ricevere feedback
indurre stati


zF) 9 - a quali modelli fai riferimento?
N. R. - Nero-Semantica, PNL, Harvard Program on Negotiation, Insights Discovery.


zF) 10 - ma c´é davvero bisogno di negoziare?
N. R. - C’è davvero bisogno a questo mondo di creare valore per sè e per gli altri e distribuirlo?


zF) 11 - e a chi non crede nella negoziazione, tu cosa rispondi?
N. R. - Che la negoziazione non è una religione, è un’attività che gli uomini e le donne praticano continuamente e quotidianamente e sapere come negoziare è una delle chiavi verso la realizzazione dei propri talenti, dei propri sogni e del bene comune. Negoziando possiamo realizzare un ospedale, salvare migliaia di vite umane da una guerra, liberare degli ostaggi e... scegliere di quale tonalità di colore dipingere quel meraviglioso cielo davanti a noi sulla nostra tela.


(parte 1)

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Abbi Gioia
Giannicola

mercoledì 20 luglio 2011

NEGOZIAZIONE (con Nicola Riva) - parte 1

Cosa portare sotto l´ombrellone durante questa calda estate?
Puoi portare quello che vuoi... ovvio!
Oltre alle pinne, agli occhialini, alle creme abbronzanti e/o protettive, alla paletta e al secchiello (!), ecc... credo che sia molto utile portare dei pensieri e lavorarci sú per sviluppare la propria Leadership personale.
In che modo?
Ad esempio sviluppando la consapevolezza di quanto sia importante la Negoziazione (a volte anche solo per usarla con il vicino di ombrellone...).
E allora, mi sono rivolto a Nicola Riva (uno dei massimi esperti italiani di questo argomento) per offrire un contesto generale su cui farsi un´idea.


zF) 1 - cos´é la negoziazione?
Nicola Riva - Una prima generale definizione operativa può essere questa: negoziazione è una discussione (a me piace molto il termine “conversazione”) con l’obiettivo di risolvere una differenza di opinioni, una disputa o di definire i termini di un accordo o transazione.
E se andiamo all’etimologia della parola, esce qualcosa di molto interessante, negoziare è infatti composto da “nec” ovvero non e “otium” ovvero ozio. In breve significa non oziare, dedicandosi ad attività pratiche, concrete e/o commerciali. Anche se otium inizialmente non ha l’accezione negativa del linguaggio corrente, tutt’altro, mi pare comunque utile la cornice del rifiutare l’ozio, il non far nulla quando è disfunzionale e disfattista per dedicarsi a creare valore negoziando.


zF) 2 - chi é un negoziatore?
N. R. - Chiunque, sempre... o quasi.
Non importa che tu sia un papà o una mamma alle prese con il figlio che chiede un gelato o un motorino, non importa che tu sia l'amministratore delegato di un grosso gruppo che sta per acquisire una nuova società firmando un contratto milionario, non importa che tu sia un dipendente che sta per entrare nell’ufficio del direttore del personale per chiedere un aumento, non importa che tu sia da solo e senta dentro di te parti in conflitto che ti spingono verso direzioni molto diverse... comunque avrai bisogno di negoziare... con qualcun altro o con te stesso.


zF) 3 - cosa significa "negoziare" per te?
N. R. - Creare nuovo valore, insieme, creativamente, eticamente, ripartendolo e curando la relazione prima, dopo e durante.


zF) 4 - a chi puó essere utile e in quali ambiti?
N. R. - Vedi la 2. A quasi tutti in quasi tutti gli ambiti, personali e/o professionali.


zF) 5 - é possibile sviluppare competenze di negoziazione o bisogna nascerci?
N. R. - Fortunatamente negoziatori si diventa, non si nasce. 
La maggior parte delle persone, indipendentemente dalla propria occupazione, ha bisogno di negoziare. A scuola, anche all’università, non esistono ancora o solo adesso nascono i primi corsi specifici che affrontino la materia della negoziazione, che offrano concetti, sistemi ed indichino le abilità necessarie per negoziare ad alto livello e con eccellenti risultati. In breve a scuola non si insegna la negoziazione.
Salvo i pochi fortunati nell’aver trovato un genitore, un insegnante, un direttore che fungesse da mentore per la tecnica di negoziazione, la maggior parte delle persone si affida all’esperienza. “Quante più negoziazioni conduco tanto maggiore sarà la mia esperienza e quindi abilità” e questo è vero solo fino ad un certo punto poichè esiste una differenza qualitativa fondamentale tra esperienza ed expertise. L’esperienza da un lato non ci rende necessariamente immuni dal commettere spesso gli stessi errori e spesso ci porta ad agire istintivamente senza dare spazio a soluzioni ragionate che ad un analisi a posteriori risultano le più appropriate. Solo l’expertise ci dota di un approccio sistematico: uno studio ed una pratica approfondita della materia unita al modellamento dei negoziatori straordinari ed al ripensamento in chiave migliorativa delle nostre negoziazioni passate garantisce una costante crescita ed un sviluppo di tutte quelle capacità che rendono un negoziatore davvero eccellente.
L’expertise nella negoziazione comincia rispondendo in maniera esaustiva, sistematica, scientifica e pratica a domande come: 
In che modo posso aumentare la mia capacità negoziale ed il valore che apporto alle persone affinando le mie capacità di negoziare, di ascolto e di comunicazione?
Come posso creare più valore nelle negoziazioni a cui partecipo? 
Come posso mantenermi calmo e lucido anche in presenza di provocazioni o di attacchi personali? 
Come posso prepararmi al meglio ad una negoziazione? 
Quali sono gli strumenti di analisi più efficienti? 
Quali sono le informazioni veramente rilevanti e come posso ottenerle? In che ordine affrontare le diverse questioni in discussione? 
Come posso ottenere il massimo risultato nel pieno rispetto dell’etica?


zF) 6 - cosa c´entra, se c´entra, la negoziazione con la leadership?
N. R. - Se intendiamo la leadership come capacità di creare visioni ispiranti verso le quali guidare se stessi ed altre persone, immagino che un buon leader è bene che abbia sviluppato una buona abilità negoziale.


(Continua la prossima settimana con la parte 2)


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