Da Wikipedia: Louise L. Hay (Los Angeles, 19 luglio 1926) è una scrittrice statunitense, autrice di numerosi libri di auto-aiuto, tra i quali il celebre Puoi guarire la tua vita, pubblicato per la prima volta nel 1984 e oggi considerato uno dei testi fondamentali del pensiero positivo.
In Italia un´ottimo Coach (che conosco e raccomando personalmente) per praticare il Pensiero Positivo di Louise Hay é Erica Chilese.
ERICACHILESE homepage
Ora ascoltiamo Louise Hay che ci parla delle convinzioni...
PRIMA PARTE
SECONDA PARTE
Wayne W. Dyer con la straordinaria partecipazione di Louise Hay il 18 E 19 GIUGNO 2011 - CENTRO CONGRESSI ANGELICUM (ROMA)
LOUISEHAY homepage
Ognuno come puó!
Abbi Gioia
Giannicola
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mercoledì 1 giugno 2011
mercoledì 3 novembre 2010
PER-DONARE e LASCIAR ANDARE (parte prima)
Bella quella macchina da cucire dell'inizio secolo scorso, che si trova nel museo delle arti e dei mestieri!
Ma la useresti in casa tua, oggi, per cucire un abito alla moda?
Non aspettare il dopo, altrimenti commetti (facile) lo stesso errorre (ma al contrario, cioè proiettando le tue azioni nel futuro) del vivere nel passato...
Compi la tua semplice, piccola, ma convinta azione oggi, adesso, in questo preciso momento.
“Solo dopo aver accettato i nostri limiti siamo in grado di superarli” (Brendan Francis)
(post del 18 ottobre 2010)
Nel post di Maggio, abbiamo parlato del passato e del carico emotivo che spesso ci portiamo ancora dietro e che continua a condizionare i nostri pensieri, reazioni e/o comportamenti nel presente. Come abbiamo già visto, essere disposti a perdonare è un ottimo inizio. Come dice la parola stessa, PER-DONO, si tratta prima di tutto di un DONO PER noi stessi e poi anche PER gli altri. Quando perdoniamo, togliamo il carico emotivo legato ad un particolare evento che abbiamo vissuto e che magari abbiamo personalizzato e riusciamo a vedere e percepire quella particolare situazione come qualcosa che è successo e che non ha più potere su di noi. Qualunque cosa ci abbiano fatto o detto nel passato, non è mai troppo tardi per lasciarla andare e per ristrutturare l’evento.
In questa prima parte di questo post impareremo come farlo attraverso alcuni concetti tratti sia dalla Programmazione Neurolinguistica, più comunemente conosciuta come PNL, che dalla Neurosemantica.
La prima cosa che possiamo fare è distinguere la persona dal comportamento. Noi siamo molto di più dei nostri comportamenti, dei nostri errori e dei nostri sentimenti. Un conto è chi siamo, e un conto è ciò che facciamo, le nostre azioni. Queste ultime a volte possono non essere sempre appropriate, possono essere esagerate o sbagliate, ma questo non significa che noi siamo sbagliati. Se ci accorgiamo che abbiamo sbagliato a fare qualcosa, possiamo imparare da ciò che non ha funzionato e cambiare comportamento. Se non ci diamo la possibilità di sbagliare, allora ci stiamo precludendo anche la possibilità di migliorare imparando dai nostri errori. E la stessa cosa succede con gli altri: se non accettiamo che anche gli altri possano sbagliare, non diamo loro la possibilità di capire, riparare e migliorare.
Un’altra cosa che possiamo fare è non personalizzare. Non è a proposito di noi come persone, ma di quello che magari abbiamo detto o fatto in un preciso istante. Spesso quando ci succede qualcosa che riteniamo ingiusto o che semplicemente non ci piace e che ci fa soffrire, siamo tentati di dirci frasi del tipo ‘Ma perché è successo proprio a me?’ ‘ Perché io?’ e così facendo personalizziamo e diamo il via a loop negativi e disfunzionali. In questo caso può essere utile sostituire la precedente domanda in ‘Che cosa c’è qui per me? Che cosa posso imparare da questa esperienza? Qual è l’insegnamento per me utile?’
Ricordiamoci che dietro ad ogni comportamento, c’è sempre un intento positivo, così come dietro ad ogni esperienza c’è sempre un insegnamento che possiamo apprendere: la scelta se farlo o no, sta solo a noi! Possiamo pensare che gli altri ce l’hanno con noi, oppure capire quello che non ci piace di una determinata esperienza che stiamo vivendo oppure quello che non condividiamo con un’altra persona e, semplicemente, imparare da questa nuova consapevolezza e lasciare andare il resto. Concentrarci sull’intento positivo di un certo comportamento o di una determinata azione (nostra o altrui), ci aiuta ad imparare la ‘nostra lezione’ e andare oltre, senza sviluppare attaccamento o sentimenti disfunzionali quali la rabbia, il rancore, e il risentimento.
Mettetevi in meta-posizione. A volte siamo così intenti a difendere la nostra posizione e a ritenere ‘giusto’ ciò che noi facciamo e diciamo, che ci perdiamo la visione d’insieme, cioè quello che sta succedendo anche fuori da noi. Cosa succederebbe se la prossima volta che ripensate ad un litigio o ad una discussione che avete avuto provaste ad uscire da voi stessi e mettervi nei panni dell’ALTRA PERSONA? Che cosa sta pensando quella persona? Come sta vivendo quello stesso litigio? Cosa vedete, udite e percepite nei suoi panni? E’ la stessa discussione di prima oppure la visione cambia? E cosa succede se vi mettete nella posizione di un OSSERVATORE? Qualcuno totalmente esterno sia a voi che all’altra persona, e che semplicemente osserva ciò che sta succedendo: come cambiano le cose da qui? Hanno lo stesso significato? E se vi metteste in una posizione ancora più distaccata, in una meta-meta posizione? Chiamiamola IL SISTEMA (può essere il sistema della coppia se il litigio sta avvenendo con il vostro partner, o il sistema famiglia, o l’azienda se riguarda una discussione di lavoro, ecc.). Quale consiglio dareste da questa nuova posizione a quelle due persone che stanno discutendo davanti a voi? Di quale risorsa secondo voi avrebbero bisogno per comunicare in maniera più utile ed efficace? Qual è il significato più grande, l’insegnamento che deriva dall’intera esperienza? Semplicemente notate o chiedetevi che cosa potete imparare da tutto questo e che cosa potete fare di diverso da domani…
Quando perdoniamo e lasciamo andare, facciamo anche spazio per nuove esperienze, nuovi significati più utili e funzionali, nuove azioni e pensieri. Eh sì… perché fino a quando continueremo a fare le stesse cose, non potremmo che aspettarci gli stessi risultati. Volete nuovi risultati? Allora provate a fare cose nuove….
Buon lavoro!
Erica Chilese
LOUISE HAY ITALIA homepage
Ma la useresti in casa tua, oggi, per cucire un abito alla moda?
Allo stesso modo, senza accorgercene, riportiamo in casa "macchinari" vecchi ed obsoleti che non ci rendono la vita più facile, né più semplice, né più comoda...
Pensa: quante volte continui a legarti agli eventi del passato?E quanto potere hanno su di te?
Avrà avuto anche un senso pratico, di difesa, legare un certo comportamento ad un'emozione passata precisa, ma ti risulta davvero ancora utile oggi?
Quante cose ti stai perdendo nel presente perchè lo distorci con "pezzi di mondo" da museo?
E allora mi sento di dirti questo: "fai una cosa, una sola cosa, ma falla oggi!" Non aspettare il dopo, altrimenti commetti (facile) lo stesso errorre (ma al contrario, cioè proiettando le tue azioni nel futuro) del vivere nel passato...
Compi la tua semplice, piccola, ma convinta azione oggi, adesso, in questo preciso momento.
“Solo dopo aver accettato i nostri limiti siamo in grado di superarli” (Brendan Francis)
Ti lascio con un articolo davvero brillante ed interessante della bravissima Erica Chilese, che consiglio personalmente di leggere e di mettere in pratica.
Ognuno come può!
Abbi Gioia
Giannicola
(post del 18 ottobre 2010)
Nel post di Maggio, abbiamo parlato del passato e del carico emotivo che spesso ci portiamo ancora dietro e che continua a condizionare i nostri pensieri, reazioni e/o comportamenti nel presente. Come abbiamo già visto, essere disposti a perdonare è un ottimo inizio. Come dice la parola stessa, PER-DONO, si tratta prima di tutto di un DONO PER noi stessi e poi anche PER gli altri. Quando perdoniamo, togliamo il carico emotivo legato ad un particolare evento che abbiamo vissuto e che magari abbiamo personalizzato e riusciamo a vedere e percepire quella particolare situazione come qualcosa che è successo e che non ha più potere su di noi. Qualunque cosa ci abbiano fatto o detto nel passato, non è mai troppo tardi per lasciarla andare e per ristrutturare l’evento.
In questa prima parte di questo post impareremo come farlo attraverso alcuni concetti tratti sia dalla Programmazione Neurolinguistica, più comunemente conosciuta come PNL, che dalla Neurosemantica.
La prima cosa che possiamo fare è distinguere la persona dal comportamento. Noi siamo molto di più dei nostri comportamenti, dei nostri errori e dei nostri sentimenti. Un conto è chi siamo, e un conto è ciò che facciamo, le nostre azioni. Queste ultime a volte possono non essere sempre appropriate, possono essere esagerate o sbagliate, ma questo non significa che noi siamo sbagliati. Se ci accorgiamo che abbiamo sbagliato a fare qualcosa, possiamo imparare da ciò che non ha funzionato e cambiare comportamento. Se non ci diamo la possibilità di sbagliare, allora ci stiamo precludendo anche la possibilità di migliorare imparando dai nostri errori. E la stessa cosa succede con gli altri: se non accettiamo che anche gli altri possano sbagliare, non diamo loro la possibilità di capire, riparare e migliorare.
Un’altra cosa che possiamo fare è non personalizzare. Non è a proposito di noi come persone, ma di quello che magari abbiamo detto o fatto in un preciso istante. Spesso quando ci succede qualcosa che riteniamo ingiusto o che semplicemente non ci piace e che ci fa soffrire, siamo tentati di dirci frasi del tipo ‘Ma perché è successo proprio a me?’ ‘ Perché io?’ e così facendo personalizziamo e diamo il via a loop negativi e disfunzionali. In questo caso può essere utile sostituire la precedente domanda in ‘Che cosa c’è qui per me? Che cosa posso imparare da questa esperienza? Qual è l’insegnamento per me utile?’
Ricordiamoci che dietro ad ogni comportamento, c’è sempre un intento positivo, così come dietro ad ogni esperienza c’è sempre un insegnamento che possiamo apprendere: la scelta se farlo o no, sta solo a noi! Possiamo pensare che gli altri ce l’hanno con noi, oppure capire quello che non ci piace di una determinata esperienza che stiamo vivendo oppure quello che non condividiamo con un’altra persona e, semplicemente, imparare da questa nuova consapevolezza e lasciare andare il resto. Concentrarci sull’intento positivo di un certo comportamento o di una determinata azione (nostra o altrui), ci aiuta ad imparare la ‘nostra lezione’ e andare oltre, senza sviluppare attaccamento o sentimenti disfunzionali quali la rabbia, il rancore, e il risentimento.
Mettetevi in meta-posizione. A volte siamo così intenti a difendere la nostra posizione e a ritenere ‘giusto’ ciò che noi facciamo e diciamo, che ci perdiamo la visione d’insieme, cioè quello che sta succedendo anche fuori da noi. Cosa succederebbe se la prossima volta che ripensate ad un litigio o ad una discussione che avete avuto provaste ad uscire da voi stessi e mettervi nei panni dell’ALTRA PERSONA? Che cosa sta pensando quella persona? Come sta vivendo quello stesso litigio? Cosa vedete, udite e percepite nei suoi panni? E’ la stessa discussione di prima oppure la visione cambia? E cosa succede se vi mettete nella posizione di un OSSERVATORE? Qualcuno totalmente esterno sia a voi che all’altra persona, e che semplicemente osserva ciò che sta succedendo: come cambiano le cose da qui? Hanno lo stesso significato? E se vi metteste in una posizione ancora più distaccata, in una meta-meta posizione? Chiamiamola IL SISTEMA (può essere il sistema della coppia se il litigio sta avvenendo con il vostro partner, o il sistema famiglia, o l’azienda se riguarda una discussione di lavoro, ecc.). Quale consiglio dareste da questa nuova posizione a quelle due persone che stanno discutendo davanti a voi? Di quale risorsa secondo voi avrebbero bisogno per comunicare in maniera più utile ed efficace? Qual è il significato più grande, l’insegnamento che deriva dall’intera esperienza? Semplicemente notate o chiedetevi che cosa potete imparare da tutto questo e che cosa potete fare di diverso da domani…
Quando perdoniamo e lasciamo andare, facciamo anche spazio per nuove esperienze, nuovi significati più utili e funzionali, nuove azioni e pensieri. Eh sì… perché fino a quando continueremo a fare le stesse cose, non potremmo che aspettarci gli stessi risultati. Volete nuovi risultati? Allora provate a fare cose nuove….
Buon lavoro!
Erica Chilese
LOUISE HAY ITALIA homepage
sabato 13 febbraio 2010
Quest’anno festeggia S. Valentino in maniera originale
Grazie a Erica Chilese per il post, grazie a Gianluca, grazie a BLESSYOU! e a Luoise Hay Italia.
In questi giorni è molto facile imbattersi in messaggi pubblicitari per l’imminente arrivo della festa di S. Valentino: la cosiddetta “festa degli innamorati”. Non importa se credete o meno in questa festa. Prendiamone semplicemente spunto per riflettere sui significati che ognuno di noi dà all’amore e alle relazioni in generale.
Chissà come mai, parlare di relazioni risulta sempre un argomento di sorprendente attualità e di grande interesse…. Forse è perchè le relazioni occupano gran parte della nostra vita: abbiamo relazione con tutto ciò che ci circonda, persone e cose (pensate… persino con il computer sul quale voi state leggendo queste righe e sul quale io invece sto scrivendo). Abbiamo relazioni ogni giorno sul nostro posto di lavoro con i colleghi e/o con il capo, ma anche con le persone che incontriamo per strada, sul pianerottolo di casa e, naturalmente, con il partner – se, in questo momento della nostra vita, ne abbiamo uno.
Spesso si cresce con l’idea che, avere una relazione duratura nel tempo, sia sinonimo di realizzazione e così eccoci diventare “bisognosi” di avere a tuti i costi qualcuno al nostro fianco, qualcuno che ci renda felici, che ci faccia sentire speciali, qualcuno che sia la nostra “metà migliore”, che ci ami incondizionatamente sempre. Ma se da una parte questi possono essere normali desideri a cui aspirare, dall’altra può succedere che questo essere “bisognosi” di avere qualcuno accanto, diventi il modo migliore per attirare un rapporto negativo.
“Se vi aspettate che l’altra persona vi “sistemi” le cose o vi renda felici – dice Louise Hay – allora preparatevi ad un bel fallimento. Prima di iniziare un rapporto a due occorre essere davvero soddisfatti di ciò che si è. Si deve essere tanto felici da non aver bisogno di un rapporto per essere felici“.
Quante volte abbiamo pensato che la sola presenza di un uomo o di una donna al nostro fianco avrebbe potuto risolvere i nostri problemi, colmare i nostri vuoti, darci quella forza che da soli non eravamo in grado di trovare? Ma se non siamo in grado noi per primi di amare noi stessi, perchè dovrebbe farlo un’altra persona? Perchè arrivare ad investire il partner di così tante aspettative? Perchè delegare a qualcun altro la responsabilità di renderci felici?
Avete mai pensato a cosa succede quando si ama una persona che, per prima, non è in grado di amare se stessa? Diventa davvero impossibile compiacerla, sembra che il partner non sia mai abbastanza bravo per renderla felice. Quando una persona è insicura, frustrata, gelosa, piena di risentimento e di disprezzo per se stessa, può non essere nemmeno in grado di accettare l’amore che gli dimostra la persona che gli sta accanto.
Spesso, quando si vuole l’amore a tutti costi, è perchè ci si sente soli, incompleti, mancanti di qualcosa e allora si finisce per ricercarlo disperatamente: ci si trova così ad iniziare relazioni con persone sbagliate, oppure anche quando si trova una persona che vale e che ci rispetta, si mettono in atto atteggiamenti inconsci che finiscono per sabotare noi, il partner e la relazione stessa.
La Vita è sempre uno specchio: ciò che attiriamo verso di noi rappresenta sempre le nostre qualità o le idee che abbiamo su noi stessi e sui rapporti d’amore.
Indipendentemente che abbiate o meno una relazione d’amore al momento, che siate felici o insoddisfatti, fatevi un bel regalo. Dedicatevi un po’ di tempo ogni giorno per dimostrare prima di tutto a voi stessi, quanto vi amate. Esercitatevi ad essere voi, per primi, il vostro “partner ideale”. Datevi amore e romanticismo. Dimostratevi quanto siete speciali. Manifestatevi apprezzamento. Compratevi dei fiori, circondatevi dei colori, tessuti e profumi che amate. Fatevi un regalo. Amatevi ed accettatevi esattemente così come siete, anche nei vostri lati ombra. Sostenetevi e apprezzate ogni vostro miglioramento, per quanto piccolo esso sia.
E ricordatevi che la Vita rispecchia sempre quello che sentiamo dentro di noi. A mano a mano che il vostro senso interiore di amore e di affetto crescerà, attirerete verso di voi, come una calamita, la persona giusta per condividere il vostro crescente senso di intimità. E, cosa ancora più importante, non dovrete rinunciare a nessuna parte di voi per stare con quella persona.
Buona festa di S. Valentino a tutti voi!
Scopri come volerti bene, cambiare la tua vita e migliorare le tue relazioni: partecipa ai corsi Louise Hay by BlessYou!
Erica
In questi giorni è molto facile imbattersi in messaggi pubblicitari per l’imminente arrivo della festa di S. Valentino: la cosiddetta “festa degli innamorati”. Non importa se credete o meno in questa festa. Prendiamone semplicemente spunto per riflettere sui significati che ognuno di noi dà all’amore e alle relazioni in generale.
Chissà come mai, parlare di relazioni risulta sempre un argomento di sorprendente attualità e di grande interesse…. Forse è perchè le relazioni occupano gran parte della nostra vita: abbiamo relazione con tutto ciò che ci circonda, persone e cose (pensate… persino con il computer sul quale voi state leggendo queste righe e sul quale io invece sto scrivendo). Abbiamo relazioni ogni giorno sul nostro posto di lavoro con i colleghi e/o con il capo, ma anche con le persone che incontriamo per strada, sul pianerottolo di casa e, naturalmente, con il partner – se, in questo momento della nostra vita, ne abbiamo uno.
Spesso si cresce con l’idea che, avere una relazione duratura nel tempo, sia sinonimo di realizzazione e così eccoci diventare “bisognosi” di avere a tuti i costi qualcuno al nostro fianco, qualcuno che ci renda felici, che ci faccia sentire speciali, qualcuno che sia la nostra “metà migliore”, che ci ami incondizionatamente sempre. Ma se da una parte questi possono essere normali desideri a cui aspirare, dall’altra può succedere che questo essere “bisognosi” di avere qualcuno accanto, diventi il modo migliore per attirare un rapporto negativo.
“Se vi aspettate che l’altra persona vi “sistemi” le cose o vi renda felici – dice Louise Hay – allora preparatevi ad un bel fallimento. Prima di iniziare un rapporto a due occorre essere davvero soddisfatti di ciò che si è. Si deve essere tanto felici da non aver bisogno di un rapporto per essere felici“.
Quante volte abbiamo pensato che la sola presenza di un uomo o di una donna al nostro fianco avrebbe potuto risolvere i nostri problemi, colmare i nostri vuoti, darci quella forza che da soli non eravamo in grado di trovare? Ma se non siamo in grado noi per primi di amare noi stessi, perchè dovrebbe farlo un’altra persona? Perchè arrivare ad investire il partner di così tante aspettative? Perchè delegare a qualcun altro la responsabilità di renderci felici?
Avete mai pensato a cosa succede quando si ama una persona che, per prima, non è in grado di amare se stessa? Diventa davvero impossibile compiacerla, sembra che il partner non sia mai abbastanza bravo per renderla felice. Quando una persona è insicura, frustrata, gelosa, piena di risentimento e di disprezzo per se stessa, può non essere nemmeno in grado di accettare l’amore che gli dimostra la persona che gli sta accanto.
Spesso, quando si vuole l’amore a tutti costi, è perchè ci si sente soli, incompleti, mancanti di qualcosa e allora si finisce per ricercarlo disperatamente: ci si trova così ad iniziare relazioni con persone sbagliate, oppure anche quando si trova una persona che vale e che ci rispetta, si mettono in atto atteggiamenti inconsci che finiscono per sabotare noi, il partner e la relazione stessa.
La Vita è sempre uno specchio: ciò che attiriamo verso di noi rappresenta sempre le nostre qualità o le idee che abbiamo su noi stessi e sui rapporti d’amore.
Indipendentemente che abbiate o meno una relazione d’amore al momento, che siate felici o insoddisfatti, fatevi un bel regalo. Dedicatevi un po’ di tempo ogni giorno per dimostrare prima di tutto a voi stessi, quanto vi amate. Esercitatevi ad essere voi, per primi, il vostro “partner ideale”. Datevi amore e romanticismo. Dimostratevi quanto siete speciali. Manifestatevi apprezzamento. Compratevi dei fiori, circondatevi dei colori, tessuti e profumi che amate. Fatevi un regalo. Amatevi ed accettatevi esattemente così come siete, anche nei vostri lati ombra. Sostenetevi e apprezzate ogni vostro miglioramento, per quanto piccolo esso sia.
E ricordatevi che la Vita rispecchia sempre quello che sentiamo dentro di noi. A mano a mano che il vostro senso interiore di amore e di affetto crescerà, attirerete verso di voi, come una calamita, la persona giusta per condividere il vostro crescente senso di intimità. E, cosa ancora più importante, non dovrete rinunciare a nessuna parte di voi per stare con quella persona.
Buona festa di S. Valentino a tutti voi!
Scopri come volerti bene, cambiare la tua vita e migliorare le tue relazioni: partecipa ai corsi Louise Hay by BlessYou!
Erica
venerdì 4 settembre 2009
Dieci modi per volersi bene - seconda parte
Amore di sé, dicevamo nel post precedente e 10 modi per volersi bene, in quello ancora prima. In questo odierno voglio scrivere la seconda parte de i 10 modi e in piú offro l'occasione a tutti (a me compreso) di riascoltare un classico della nostra storia, della nostra cultura, del nostro significato di Amore dalla voce di Roberto Benigni e dalle parole di Dante Alighieri in uno dei piú famosi passaggi della Divina Commedia.Ognuno come puó!
Abbi gioia
Giannicola
Di Erica Chilese
Cari amici,
…. siete riusciti a mettere in pratica i primi 5 modi per volersi bene di cui abbiamo parlato nel nostro precedente post? Hanno funzionato?
Sia che vi siate piacevolmente avventurati in questo nuovo modo di pensare e di agire, sia che abbiate incontrato delle difficoltà o resistenze, ci piacerebbe se voleste condividere con noi – e con il gruppo di lettori che tanto ha amato la prima parte di questo post e che ci ha scritto – le vostre impressioni in proposito. Louise Hay infatti afferma ‘il gruppo è sempre fonte di sostegno e di aiuto reciproco’. Ed è proprio da questo concetto che vogliamo ripartire con le successive 5 regole per volersi bene….
ANCORA PIÚ FOCALIZZANDO...
venerdì 31 luglio 2009
Dieci modi per volersi bene – Prima Parte

L’Amore si sa, è uno dei più potenti strumenti di guarigione. Imparare ad accettarci e ad amarci esattamente così come siamo, è forse la lezione che tutti noi siamo chiamati ad imparare.
Spesso però siamo capaci di amare noi stessi e gli altri, solo se questo amore è vincolato da precise condizioni. E’ come se, in un certo senso, seguissimo la regola del cosiddetto ‘solo se…’ o ‘ solo quando…’
L’Amore è uno dei più potenti strumenti di guarigione
L’Amore è uno dei più potenti strumenti di guarigione
Mi amerò solo se… troverò un nuovo partner…quando dimagrirò… quando cambierò lavoro… se saranno gli altri ad amarmi per primi…. e la lista potrebbe continuare all’infinito.
A chi e a che cosa condizionate il vostro amore? E cosa succede quando anche solo una di queste condizioni viene meno? Cosa accade se non avete ancora trovato il vostro partner ideale? E se il lavoro dei vostri sogni pazienta ad arrivare? Cosa succede se anche gli altri, seguendo il vostro stesso ragionamento, si aspettano che siate proprio voi a fare la prima mossa?
Amare se stessi –dice Louise Hay – è un’avventura meravigliosa: è come imparare a volare. E’ vero, non è sempre semplice amarsi completamente: tutti noi, infatti, abbiamo i nostri piccoli e grandi difetti che a volte, ai nostri occhi, appaiono così evidenti, da ritenere impossibile l’atto di poterci amare incondizionatamente. Eppure, non è possibile imparare a volersi bene se non partiamo proprio dall’accettarci così come siamo, anche con i nostri difetti.
Ecco perché questa volta abbiamo deciso di ripercorrere brevemente le Dieci fasi ideate da Louise Hay per imparare ad amare se stessi, nella speranza di aiutare sia le persone che già hanno iniziato a farlo, sia coloro che vorrebbero cominciare ora.
Questa settimana incominciamo a ‘familiarizzare’ con le prime cinque:
1. Cessare di criticarci: le critiche e i giudizi spesso non servono per progredire verso il cambiamento che auspichiamo, bensì per tenerci imprigionati al passato e ai nostri vecchi comportamenti. Per esempio, se ci disprezziamo per la nostra incapacità di mantenere fede alla promesse fatte con noi stessi, non ci stiao certo aiutando a realizzare il nostro obiettivo. Allo stesso modo, se ci ripetiamo di essere degli stupidi o degli incapaci, questo non ci renderà di certo delle persone migliori, e noi rimarremo solo bloccati nei sentimenti spesso ancora più dannosi del biasimo e del risentimento verso noi stessi. Ogni giorno è un nuovo giorno per attuare comportamenti diversi e provare ad abbandonare le tensioni create da atteggiamenti iperresponsabili e ipercritici ai quali ci sottoponiamo continuamente.
2. Smettere di spaventarci: quante volte usiamo i nostri pensieri per rendere le situazioni peggiori di quello che realmente sono? Quante volte formuliamo pensieri capaci addirittura di terrorizzarci? Utilizziamo questo comportamento anche nella vita sociale: se qualche nostro collega d’ufficio incontrandoci non ci saluta, cominciamo subito a pensare che dobbiamo avergli fatto un torto, quando magari sta semplicemente pensando ad altro. Pensieri del genere non fanno altro che paralizzarci e non ci sono di nessuna utilità. Ogni volta che ci ritroviamo a formulare pensieri negativi, fermiamoci e riportiamo dolcemente l’attenzione ad una immagine per noi positiva (per esempio il tramonto), o ad un suono (magari il rumore del mare), oppure semplicemente ripetiamoci ad alta voce una frase positiva che ci aiuti ad uscire dal loop negativo nel quale siamo entrati.
3. Essere gentili, dolci e pazienti con noi stessi: la pazienza è davvero uno strumento straordinario. Troppo spesso pretendiamo che le nostre aspettative vengono soddisfatte subito, o che i cambiamenti che sentiamo necessari per noi e per la nostra vita avvengano quanto prima. Ma i nostri tempi spesso non coincidono con i tempi della lezione che siamo venuti ad imparare su questa terra: potrebbe infatti volerci più tempo del previsto oppure le cose potrebbero semplicemente non accadere secondo la nostra sequenza spazio-temporale. Tutti commettiamo errori mentre apprendiamo qualcosa di nuovo ed è solo se ci diamo il permesso di accettare questi errori e di imparare da questi, che progrediamo e miglioriamo veramente. E’ come quando abbiamo cominciato a camminare – dice Nicola Riva, insegnante certificato Louise Hay – se dopo il primo tentativo ci fossimo subito arresi o ci avessero detto che eravamo degli stupidi solo perché ci avevamo provato ma eravamo caduti, avremmo forse imparato più velocemente o meglio?’ Probabilmente no… e allora perché quando sbagliamo non possiamo semplicemente perdonarci e considerare l’accaduto un ulteriore passo verso il miglioramento?
4. Essere gentili anche con la nostra mente: trovarci a pensare a qualcosa di negativo non è certo la fine del mondo. Non dobbiamo odiarci perché facciamo pensieri negativi e nemmeno incolparci per le esperienze negative che abbiamo vissuto in passato. Un esercizio molto utile che Louise Hay consiglia in proposito è quello del rilassamento: quando ci troviamo tesi o spaventati semplicemente chiudiamo gli occhi e respiriamo profondamente per qualche minuto e mentre espiriamo ripetiamo a noi stessi ‘Ti voglio bene. Va tutto bene.’ In questo modo ci rilasseremo e allo stesso tempo invieremo al nostro cervello pensieri potenzianti.
5. Lodare se stessi: così come le critiche deprimono il nostro spirito, le lodi lo risollevano. E’ importante dunque imparare a complimentarci con noi stessi per tutti i miglioramenti che siamo in grado di apportare alla nostra vita, e per tutti i cambiamenti che riusciamo ad attuare, anche per i più piccoli o per quelli che ci sembrano meno importanti.
Queste sono le prime cinque regole per imparare a volersi bene. Ed ora provate a pensare alla prossima volta in cui vi ritroverete a vivere una situazione che non vi soddisfa o in cui vi capiterà di formulare pensieri negativi… Come vi comporterete? Con quale frase potenziante sostituirete le solite vecchie critiche nei confronti di voi stessi? Come vi premierete per aver raggiunto quel traguardo, seppur piccolo, che vi eravate prefissi?
Accettati in modo totale per un’ intera giornata e stai a vedere che cosa succede!
(Louise Hay)
A presto con le ultime 5 regole per amarci incondizionatamente!!!
Articolo scritto da Erica Chilese su louisehayitalia.wordpress.com.
Spesso però siamo capaci di amare noi stessi e gli altri, solo se questo amore è vincolato da precise condizioni. E’ come se, in un certo senso, seguissimo la regola del cosiddetto ‘solo se…’ o ‘ solo quando…’
L’Amore è uno dei più potenti strumenti di guarigione
L’Amore è uno dei più potenti strumenti di guarigione
Mi amerò solo se… troverò un nuovo partner…quando dimagrirò… quando cambierò lavoro… se saranno gli altri ad amarmi per primi…. e la lista potrebbe continuare all’infinito.
A chi e a che cosa condizionate il vostro amore? E cosa succede quando anche solo una di queste condizioni viene meno? Cosa accade se non avete ancora trovato il vostro partner ideale? E se il lavoro dei vostri sogni pazienta ad arrivare? Cosa succede se anche gli altri, seguendo il vostro stesso ragionamento, si aspettano che siate proprio voi a fare la prima mossa?
Amare se stessi –dice Louise Hay – è un’avventura meravigliosa: è come imparare a volare. E’ vero, non è sempre semplice amarsi completamente: tutti noi, infatti, abbiamo i nostri piccoli e grandi difetti che a volte, ai nostri occhi, appaiono così evidenti, da ritenere impossibile l’atto di poterci amare incondizionatamente. Eppure, non è possibile imparare a volersi bene se non partiamo proprio dall’accettarci così come siamo, anche con i nostri difetti.
Ecco perché questa volta abbiamo deciso di ripercorrere brevemente le Dieci fasi ideate da Louise Hay per imparare ad amare se stessi, nella speranza di aiutare sia le persone che già hanno iniziato a farlo, sia coloro che vorrebbero cominciare ora.
Questa settimana incominciamo a ‘familiarizzare’ con le prime cinque:
1. Cessare di criticarci: le critiche e i giudizi spesso non servono per progredire verso il cambiamento che auspichiamo, bensì per tenerci imprigionati al passato e ai nostri vecchi comportamenti. Per esempio, se ci disprezziamo per la nostra incapacità di mantenere fede alla promesse fatte con noi stessi, non ci stiao certo aiutando a realizzare il nostro obiettivo. Allo stesso modo, se ci ripetiamo di essere degli stupidi o degli incapaci, questo non ci renderà di certo delle persone migliori, e noi rimarremo solo bloccati nei sentimenti spesso ancora più dannosi del biasimo e del risentimento verso noi stessi. Ogni giorno è un nuovo giorno per attuare comportamenti diversi e provare ad abbandonare le tensioni create da atteggiamenti iperresponsabili e ipercritici ai quali ci sottoponiamo continuamente.
2. Smettere di spaventarci: quante volte usiamo i nostri pensieri per rendere le situazioni peggiori di quello che realmente sono? Quante volte formuliamo pensieri capaci addirittura di terrorizzarci? Utilizziamo questo comportamento anche nella vita sociale: se qualche nostro collega d’ufficio incontrandoci non ci saluta, cominciamo subito a pensare che dobbiamo avergli fatto un torto, quando magari sta semplicemente pensando ad altro. Pensieri del genere non fanno altro che paralizzarci e non ci sono di nessuna utilità. Ogni volta che ci ritroviamo a formulare pensieri negativi, fermiamoci e riportiamo dolcemente l’attenzione ad una immagine per noi positiva (per esempio il tramonto), o ad un suono (magari il rumore del mare), oppure semplicemente ripetiamoci ad alta voce una frase positiva che ci aiuti ad uscire dal loop negativo nel quale siamo entrati.
3. Essere gentili, dolci e pazienti con noi stessi: la pazienza è davvero uno strumento straordinario. Troppo spesso pretendiamo che le nostre aspettative vengono soddisfatte subito, o che i cambiamenti che sentiamo necessari per noi e per la nostra vita avvengano quanto prima. Ma i nostri tempi spesso non coincidono con i tempi della lezione che siamo venuti ad imparare su questa terra: potrebbe infatti volerci più tempo del previsto oppure le cose potrebbero semplicemente non accadere secondo la nostra sequenza spazio-temporale. Tutti commettiamo errori mentre apprendiamo qualcosa di nuovo ed è solo se ci diamo il permesso di accettare questi errori e di imparare da questi, che progrediamo e miglioriamo veramente. E’ come quando abbiamo cominciato a camminare – dice Nicola Riva, insegnante certificato Louise Hay – se dopo il primo tentativo ci fossimo subito arresi o ci avessero detto che eravamo degli stupidi solo perché ci avevamo provato ma eravamo caduti, avremmo forse imparato più velocemente o meglio?’ Probabilmente no… e allora perché quando sbagliamo non possiamo semplicemente perdonarci e considerare l’accaduto un ulteriore passo verso il miglioramento?
4. Essere gentili anche con la nostra mente: trovarci a pensare a qualcosa di negativo non è certo la fine del mondo. Non dobbiamo odiarci perché facciamo pensieri negativi e nemmeno incolparci per le esperienze negative che abbiamo vissuto in passato. Un esercizio molto utile che Louise Hay consiglia in proposito è quello del rilassamento: quando ci troviamo tesi o spaventati semplicemente chiudiamo gli occhi e respiriamo profondamente per qualche minuto e mentre espiriamo ripetiamo a noi stessi ‘Ti voglio bene. Va tutto bene.’ In questo modo ci rilasseremo e allo stesso tempo invieremo al nostro cervello pensieri potenzianti.
5. Lodare se stessi: così come le critiche deprimono il nostro spirito, le lodi lo risollevano. E’ importante dunque imparare a complimentarci con noi stessi per tutti i miglioramenti che siamo in grado di apportare alla nostra vita, e per tutti i cambiamenti che riusciamo ad attuare, anche per i più piccoli o per quelli che ci sembrano meno importanti.
Queste sono le prime cinque regole per imparare a volersi bene. Ed ora provate a pensare alla prossima volta in cui vi ritroverete a vivere una situazione che non vi soddisfa o in cui vi capiterà di formulare pensieri negativi… Come vi comporterete? Con quale frase potenziante sostituirete le solite vecchie critiche nei confronti di voi stessi? Come vi premierete per aver raggiunto quel traguardo, seppur piccolo, che vi eravate prefissi?
Accettati in modo totale per un’ intera giornata e stai a vedere che cosa succede!
(Louise Hay)
A presto con le ultime 5 regole per amarci incondizionatamente!!!
Articolo scritto da Erica Chilese su louisehayitalia.wordpress.com.
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