mercoledì 23 settembre 2009

L’errore di confondere la genialità con l’intelligenza (F. Alberoni)

Tratto dal CORRIERE DELLA SERA del 21 sett 09
Come abusiamo della parola genio! Un bravo avvocato, un bravo medi­co, un bravo manager, un bravo affari­sta, un bravo conduttore vengono subito considerati dei «geni». No, il genio non è un uomo più intelligente o più abile de­gli altri, ma uno che pensa in modo diver­so e fa cose che essi non potrebbero mai fare. Alcuni eccellono in un solo campo, per esempio la musica, come Mozart o Beethoven, altri in diversi campi, come Michelangelo, che era scultore, pittore ed architetto. O Leonardo, che si poneva problemi inimmaginabili nella sua epo­ca, o Galileo, che ha rivoluzionato la fisi­ca e l'astronomia.
I geni militari fanno mosse che agli al­tri non verrebbero mai in mente perché guardano dove guardano tutti. Napoleo­ne a Tolone con un colpo d'occhio ha vi­sto che spostando l'artiglieria in un luo­go diverso, la flotta inglese sarebbe sta­ta sconfitta. Cesare a Fàrsalo ha lancia­to un attacco da un punto così impreve­dibile che l'esercito nemico è fuggito nel panico. Spesso essi hanno anche una grande versatilità. Napoleone ha rifor­mato i codici e l'urbanistica, Cesare era un bravo ingegnere e un grande scritto­re, Alessandro un fondatore di città.
Non sempre queste straordinarie ca­pacità portano ad una personalità armo­nica. I grandi uomini compiono anche azioni sconcertanti, esagerate, o errori grossolani. Alessandro beveva in modo smodato, Napoleone si è fatto intrappo­lare a Mosca, Cesare ha licenziato la sua scorta appena prima di essere ucciso. E tutti e tre avevano spaventosi eccitamen­ti nervosi che sfociavano in crisi epiletti­che. Ma è sbagliato associare genio a sre­golatezza. La sregolatezza è più frequen­te nei mediocri che si abbandonano ad eccessi, esagerano per differenziarsi da­gli altri, per apparire originali. I veri ge­ni invece sono capaci di progetti a lungo termine, sono estremamente rigorosi e si prendono cura anche dei minimi detta­gli perché non sopportano ciò che non è perfetto.
Un’altra caratteristica del genio è che riesce sempre a vedere la soluzione più semplice, più diretta, quella che, succes­sivamente, gli altri troveranno ovvia. Ma che sia ovvia lo vedono solo dopo, prima la ritenevano irrealizzabile, assur­da. Il giudizio che soprattutto i colleghi e gli addetti ai lavori danno del genio è per­ciò quasi sempre sbagliato: prima lo con­siderano troppo fantasioso, poi banale. E nemmeno il conclamato riconoscimen­to li rende obbiettivi perché se prima lo deridevano, dopo lo invidiano.


Francesco Alberoni